Uno dei vantaggi nel trattare con oggetti vettoriali (in questo post parleremo di Illustrator, ma il concetto può essere esteso anche a Flash o, per alcuni versi, ad InDesign) è senza dubbio quello della relatività della composizione.
Relatività in quanto ogni oggetto non è fine a se stesso (come nei file bitmap) ma influenza gli oggetti circostanti e ne subisce le conseguenze. Uno degli esempi più calzanti è senza dubbio l'utilizzo del colore.
Quando realizzo disegni molto complessi, con decine di tracciati, è una mia abitudine operare nella prima fase con le sole tracce, assegnando un colore per traccia, tanto da avere in ogni momento una visione chiara dell'insieme (e delle tracce nascoste). La colorazione è una fase successiva, che parte quando il disegno puro è al 70/80%.
Ho imparato da tempo a facilitarmi le cose lavorando con tinte piatte, create ad hoc con nomi fantasiosi, alle quali associo determinati valori. Una volta che il disegno è in fase di definizione, considero i colori associati alle varie tracce e vado a modificare i valori direttamente sulla palette colori, alterando i valori numericamente.
Il vantaggio, enorme, è che non devo ricordare a quali tracce ho assegnato un determinato colore, ma semplicemente modificare i valori cromatici del colore stesso, lasciando ad Illustrator tutti i compiti di ricalcolare tutti gli effetti e le trasparenze.
Inoltre, nel caso che esista un colore "sabbia" con valori (R=91, G=95, B=71) associato ad una forma, quando questa viene copiata ed incollata in un altro file, la stessa forma prende i valori del colore "sabbia" del file di destinazione, senza imporre i propri. In poche parole, eredita i valori in base a quale file è inclusa.
Apprendere la relatività di un processo può essere la chiave per un aumento di produttività molto alto, in quanto operare sui valori invece che sulle selezioni permette un editing a prova di errore umano, fattore tra i più importanti specialmente nell'ambiente editoriale.








